Marco Perugini | Wellness Coach e Fitness Trainer

Di semplice non c’è un bel niente

Da domani ogni qual volta vi andrà di parlare del corpo umano semplificando le sue funzionalità o sfoggiando le vostre capacità analitiche per spiegare al prossimo che il vostro punto di vista è quello vincente perchè ” su di me funziona cosi” sappiate che questo disegnino mostra TUTTE le reazioni che avvengono dentro UNA nostra, piccola e insignificante cellula…

Di semplice ci siete solo voi…

per dire..

Marco Perugini | Wellness Coach Trainer TRX Allenamento Alimentazione Consulente Nutrizionista DOMS

Come lo sport modifica il nostro corpo

Una definizione restrittiva, ma molto salutista di sport è “qualunque attività che migliora significativamente le caratteristiche fisiologiche dell’individuo”. Il termine “caratteristiche fisiologiche” è volutamente vago per dare la massima estensione salutista. Esistono sport che in base a tale definizione non possono essere considerati tali, altri che sono al limite e dipendono dall’interpretazione soggettiva. Si pensi al golf, al tiro a segno, ai tuffi o a tutti quegli sport in cui la componente tecnica è predominante. Gli appassionati di questi sport sicuramente non saranno d’accordo, ma per convincerli basta eseguire un’analisi del sangue dell’atleta: è praticamente impossibile distinguerla da quella di un sedentario. Per altri sport la situazione è più sfumata e dipende da come lo sport viene interpretato. Un portiere di una squadra di calcio può fare sport o meno a seconda dell’impegno individuale che infonde negli allenamenti: in teoria, se ha molta classe, potrebbe limitare al minimo la parte atletica e quindi non aver nessun beneficio salutistico. La stessa situazione si ha per tutti coloro che fanno sport a livello amatoriale: se il livello non è sufficientemente intenso, fisiologicamente non si ha nessuna modificazione e quindi nessun beneficio.
Il concetto è proprio questo: fare sport non vuol dire muoversi o passare ore in palestra o sul campo. Fare sport vuol dire migliorare la propria situazione salutista. L’indicatore della nostra pratica sportiva non è pertanto il tempo che dedichiamo, ma la variazione del nostro corpo sotto lo stimolo allenante: se nulla varia, possiamo solo illuderci di fare sport.
Vediamo pertanto in dettaglio cosa lo sport può modificare.

PESO – L’attività fisica dovrebbe favorire la diminuzione del peso corporeo. Il condizionale è d’obbligo perché spesso viene impiegata come alibi per supportare un’alimentazione non ottimale. Se il soggetto non è magro l’attività praticata non apporta nessun beneficio salutista, anzi spesso nei soggetti sovrappeso un’intensa attività sportiva può addirittura essere controproducente. Una pratica sportiva ottimale e una sana alimentazione mantengono i livelli dei trigliceridi inferiori a 100 mg/dl.

FREQUENZA CARDIACA A RIPOSO – Se il volume del cuore aumenta per stimoli di potenza (aumento delle pareti cardiache) o di resistenza (aumento del volume cardiaco), a riposo il cuore farà meno fatica a supportare le esigenze del corpo e la frequenza cardiaca diminuirà. Una frequenza cardiaca a riposo inferiore alle 60 pulsazioni al secondo è una naturale conseguenza di un allenamento in un soggetto normale (cioè che già di per sé non sia bradicardico).

MUSCOLATURA – Come per il peso anche la muscolatura è un indicatore che deve modificarsi in presenza di un’attività salutista; la variazione può essere globale o parziale (per esempio solo gli arti inferiori). Per la reale valutazione della muscolatura occorre anche tener conto della percentuale di massa grassa del soggetto: l’atleta non deve apparire grosso solo perché il grasso in eccesso ha gonfiato la muscolatura.

PRESSIONE ARTERIOSA – Sicuramente avere una pressione alta è tipico di un’attività sportiva non ottimale. Se esistono altri fattori che possono mascherare i benefici dello sport, è pur vero che l’ipertensione negli sportivi si riscontra spesso per errori nella pratica sportiva. I più comuni sono un’attività troppo blanda (il soggetto resta sostanzialmente un sedentario) o, al contrario, troppo stressante (la qualità prevale nettamente sulla quantità).

COLESTEROLO HDL – Anche se alcuni sostengono che lo sport diminuisca il colesterolo totale, in realtà aumenta il colesterolo HDL (quello buono) e quindi riduce il rischio cardiovascolare (colesterolo totale/colesterolo HDL); se il colesterolo HDL è troppo basso (inferiore a 40-50 mg/dl) l’attività sportiva non è servita allo scopo.
Glicemia – Una pratica sportiva regolare e sufficientemente intensa abbassa la glicemia sotto i 100 mg/dl, spesso sotto i 90 mg/dl. Ovviamente la glicemia è influenzata anche dall’alimentazione e da altri fattori, ma è rarissimo trovare un vero atleta con la glicemia alta.

MCV – È il volume globulare medio: negli sport aerobici il corpo aumenta le dimensioni dei globuli rossi per trasportare meglio l’ossigeno. Valori tipici sono superiori a 90 fl. Attenzione che anche condizioni patologiche (come il fumo o l’alcol) possono farlo variare in tal senso

Marco Perugini | Wellness Coach Trainer TRX Allenamento Alimentazione Consulente Nutrizionista DOMS

Tè verde: tutto ciò che dovete sapere

Proprietà antiossidanti del tè verde

Ormai da qualche anno si fa un gran parlare dei prodotti a base di tè verde, abilmente proposti ai consumatori come veri e propri elisir di bellezza, antidoti contro l’invecchiamento e chi più ne ha più ne metta. I tanto decantati effetti salutistici del tè verde sono legati, tanto per cambiare, al suo prezioso contenuto in antiossidanti, che come ormai un po’ tutti sanno, aiuta l’organismo a difendersi dai radicali liberi (molecole reattive implicate nel danno cellulare).
In particolare, il potenziale antiossidante della bevanda è associato all’elevato contenuto in catechine, che nel tè verde rappresentano circa il 20-40% del peso secco. Tra queste sostanze la più abbondante è chiamata (-)-epigallocatechina gallato (EGCG) ed è particolarmente nota per aver dimostrato spiccate proprietà antiossidanti ed antimutageniche. Grazie a queste caratteristiche, l’EGCG inibisce la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali; riduce inoltre i livelli di colesterolo LDL e di trigliceridi, esercitando, per questo, un’azione protettiva dalle malattie cardiovascolari.
Epigallocatechina a parte, la miscela delle varie sostanze presenti nel tè verde ha dimostrato un’azione antiossidante superiore rispetto ai singoli componenti, confermando l’ormai accettata tesi secondo cui i fitocomplessi alimentari sono molto più attivi dei singoli componenti isolati e purificati.
In un mondo dove il successo di un determinato alimento o supplemento dietetico è sempre più legato alle sue reali o presunte capacità antinvecchiamento, antidegenerative e anticancerogene, le virtù antiossidanti del tè verde non potevano certo passare inosservate. In proposito la Food And Drug Administration si è dimostrata cauta, a causa di risultati contrastanti tra i vari studi. Se da un lato, come giustamente ha fatto l’ente americano, bisogna prendere atto delle ricerche che smentiscono molte delle presunte virtù del tè verde, dall’altro non si possono nemmeno ignorare i sempre più numerosi studi che puntualmente le esaltano.

Proprietà dimagranti del tè verde

Un’altra interessante proprietà ascritta al tè verde è quella dimagrante; questa volta le sostanze chimiche in gioco sono le metilxantine (caffeina, teobromina, teofillina) e non vi è alcun dubbio sulla loro effettiva capacità di stimolare la lipolisi.
Favorendo la mobilitazione dei Grassi localizzati nel tessuto adiposo e la loro ossidazione a scopo energetico, le metilxantine promuovono la perdita di peso. Le stesse sostanze sono anche in grado di aumentare il metabolismo; possiedono inoltre un blando effetto diuretico (utili per combattere la ritenzione idrica) ed anoressizante (sopprimono la fame). Le concentrazioni di metilxantine presenti nel tè verde sono tuttavia limitate e del tutto insufficienti per rendere apprezzabili le suddette proprietà (ne occorre più di mezzo litro per ricavare l’equivalente in caffeina di una tazzina di caffè).

Tè verde o tè nero?

Oltre alla varietà e alle differenze colturali, i vari tipi di tè si classificano in base al processo di lavorazione a cui vengono sottoposti. In particolare, mentre nella preparazione del tè nero la fermentazione è essenziale per ottenere l’aroma desiderato, il tè verde si ricava a partire da foglie giovani e fresche, trattate in modo da inibire i processi fermentativi.
Rispetto al tè nero, il tè verde è più povero in caffeina (circa il 50% in meno), ma vanta maggiori proprietà antiossidanti.

In conclusione: anche se in una tazza di tè verde non troviamo nulla di miracoloso, si tratta comunque di una bevanda con numerose caratteristiche apprezzabili, che può quindi rientrare tranquillamente nelle abitudini alimentari di ogni giorno. Rimane comunque la raccomandazione di impostare la propria dieta sul consumo di un’ampia varietà di alimenti: bere regolarmente tè verde è quindi importante, purché non si dimentichino tutti gli altri preziosi alimenti antiossidanti che la natura ci offre (agrumi, frutti di bosco, pomodori ed in generale tutta la frutta e la verdura fresca).