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NON HO MAI FAME DOPO ALLENAMENTO. PERCHE?

Capita molto spesso che le persone siano state indottrinate correttamente a nutrirsi dopo uno sforzo fisico, ma lo facciano contro voglia perchè non avvertono lo stimolo della fame. E uno si domanda, ma come può essere? Dopo aver sputato sangue nel mio workout dovrei sbranare qualsiasi cosa io trovi di fronte a me, e invece niente, ho il rifiuto del cibo.

Ogni cosa che accade nel nostro organismo ha un suo perchè e questo perchè si rifà sempre e comunque al principio primo con cui lavora il nostro organismo: L’OMEOSTASI O EQUILIBRIO!

Andiamo per gradi.

Vi preparate all’allenamento, entrate gasatissimi in palestra pronti per spaccare il mondo. Il vostro corpo lo sa, lo sa da molto prima di voi in realtà e si prepara. Come si prepara? Con la produzione ti tutta una serie di ormoni e sostanze che hanno il compito di attivarci, e renderci pronti ad affrontare questo evento cosi tassante e stressante per il nostro fisico.

Bene. Ora avete finito il vostro allenamento. Vi sentiti ancora belli energici attivi e carichi. State infatti ancora producendo una sostanza chiamata ADRENALINA che ha tra i tanti compiti quello di tenervi belli attivi e pronti per l’impegno fisico. Non abbiamo interruttori ON/OFF, quindi non siamo in grado di spegnerci immediatamente dopo un allenamento. Occorre del tempo per far capire al nostro sistema che abbiamo fatto e non abbiamo più bisogno di essa.

Il sistema nervoso che ci “attiva” lavora in antitesi a quello che ci “spegne”.

Provo a spiegarmi meglio.

Se dobbiamo preoccuparci dell’allenamento non possiamo preoccuparci di digerire.Sono priorità!

Perchè? Perchè i sistemi che governano l’essere attivi e il digerire un pasto sono diversi e lavorano l’uno quando l’altro è inattivo. Mai contemporaneamente.

Durante un all’allenamento o subito dopo non avremo mai fame. Dobbiamo aspettare che un sitema si spenga, e si accenda l’altro quello responsabile della digestione.

E come mi accorgo che mi si acceso uno e spento l’altro dopo allenamento?

Mangia quando ti viene fame!

Marco Perugini | Wellness Coach Trainer TRX Allenamento Alimentazione Consulente Nutrizionista DOMS

Come lo sport modifica il nostro corpo

Una definizione restrittiva, ma molto salutista di sport è “qualunque attività che migliora significativamente le caratteristiche fisiologiche dell’individuo”. Il termine “caratteristiche fisiologiche” è volutamente vago per dare la massima estensione salutista. Esistono sport che in base a tale definizione non possono essere considerati tali, altri che sono al limite e dipendono dall’interpretazione soggettiva. Si pensi al golf, al tiro a segno, ai tuffi o a tutti quegli sport in cui la componente tecnica è predominante. Gli appassionati di questi sport sicuramente non saranno d’accordo, ma per convincerli basta eseguire un’analisi del sangue dell’atleta: è praticamente impossibile distinguerla da quella di un sedentario. Per altri sport la situazione è più sfumata e dipende da come lo sport viene interpretato. Un portiere di una squadra di calcio può fare sport o meno a seconda dell’impegno individuale che infonde negli allenamenti: in teoria, se ha molta classe, potrebbe limitare al minimo la parte atletica e quindi non aver nessun beneficio salutistico. La stessa situazione si ha per tutti coloro che fanno sport a livello amatoriale: se il livello non è sufficientemente intenso, fisiologicamente non si ha nessuna modificazione e quindi nessun beneficio.
Il concetto è proprio questo: fare sport non vuol dire muoversi o passare ore in palestra o sul campo. Fare sport vuol dire migliorare la propria situazione salutista. L’indicatore della nostra pratica sportiva non è pertanto il tempo che dedichiamo, ma la variazione del nostro corpo sotto lo stimolo allenante: se nulla varia, possiamo solo illuderci di fare sport.
Vediamo pertanto in dettaglio cosa lo sport può modificare.

PESO – L’attività fisica dovrebbe favorire la diminuzione del peso corporeo. Il condizionale è d’obbligo perché spesso viene impiegata come alibi per supportare un’alimentazione non ottimale. Se il soggetto non è magro l’attività praticata non apporta nessun beneficio salutista, anzi spesso nei soggetti sovrappeso un’intensa attività sportiva può addirittura essere controproducente. Una pratica sportiva ottimale e una sana alimentazione mantengono i livelli dei trigliceridi inferiori a 100 mg/dl.

FREQUENZA CARDIACA A RIPOSO – Se il volume del cuore aumenta per stimoli di potenza (aumento delle pareti cardiache) o di resistenza (aumento del volume cardiaco), a riposo il cuore farà meno fatica a supportare le esigenze del corpo e la frequenza cardiaca diminuirà. Una frequenza cardiaca a riposo inferiore alle 60 pulsazioni al secondo è una naturale conseguenza di un allenamento in un soggetto normale (cioè che già di per sé non sia bradicardico).

MUSCOLATURA – Come per il peso anche la muscolatura è un indicatore che deve modificarsi in presenza di un’attività salutista; la variazione può essere globale o parziale (per esempio solo gli arti inferiori). Per la reale valutazione della muscolatura occorre anche tener conto della percentuale di massa grassa del soggetto: l’atleta non deve apparire grosso solo perché il grasso in eccesso ha gonfiato la muscolatura.

PRESSIONE ARTERIOSA – Sicuramente avere una pressione alta è tipico di un’attività sportiva non ottimale. Se esistono altri fattori che possono mascherare i benefici dello sport, è pur vero che l’ipertensione negli sportivi si riscontra spesso per errori nella pratica sportiva. I più comuni sono un’attività troppo blanda (il soggetto resta sostanzialmente un sedentario) o, al contrario, troppo stressante (la qualità prevale nettamente sulla quantità).

COLESTEROLO HDL – Anche se alcuni sostengono che lo sport diminuisca il colesterolo totale, in realtà aumenta il colesterolo HDL (quello buono) e quindi riduce il rischio cardiovascolare (colesterolo totale/colesterolo HDL); se il colesterolo HDL è troppo basso (inferiore a 40-50 mg/dl) l’attività sportiva non è servita allo scopo.
Glicemia – Una pratica sportiva regolare e sufficientemente intensa abbassa la glicemia sotto i 100 mg/dl, spesso sotto i 90 mg/dl. Ovviamente la glicemia è influenzata anche dall’alimentazione e da altri fattori, ma è rarissimo trovare un vero atleta con la glicemia alta.

MCV – È il volume globulare medio: negli sport aerobici il corpo aumenta le dimensioni dei globuli rossi per trasportare meglio l’ossigeno. Valori tipici sono superiori a 90 fl. Attenzione che anche condizioni patologiche (come il fumo o l’alcol) possono farlo variare in tal senso