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ALLERGIA O INTOLLERANZA? E I TEST?

Oggi sempre più spesso sentiamo parlare di allergie, intolleranze e relativi Test per diagnosticare a quali alimenti, o sostanze il nostro corpo è allergico o intollerante.

Nell’epoca del microbiota, dell’intestino irritabile, della sensibilità al glutine, delle intolleranze al lattosio,chi sta bene è uno sfigato da condannare. Ecco allora che l’aspetto psicologico come sempre la fa da padrone. La presenza di un sintomo, deve per forza essere spiegata. Il nostro cervello non ammette un vuoto di conoscenza. Ecco allora che anche una “cazzata” ben detta e ben venduta è meglio di un non sapere. Certo questo se parliamo di psiche umana. Se parliamo di scienza lo è un po’ meno.

In realtà questi due termini usati dai più come sinonimi, inquadrano due mondi completamente differenti.

Ancora più in generale sarebbe corretto parlare di REAZIONI AVVERSE AL CIBO.

In questa ottica ne inquadriamo di tre tipologie:
•INTOLLERANZA AL CIBO o ipersensibilità non allergica
•IPERSENSIBILITA’ AL CIBO o allergia
•AVVERSIONE AL CIBO in cui si hanno manifestazioni cliniche causate non dal cibo ma da reazioni emotive legate ad esso.

Ecco questa immagine riassume perfettamente quanto di poco detto ora.

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LE ALLERGIE sono patologie ben individuabili in quanto esiste una sintomatologia immediata e dipendente dal rilascio di anticorpi di tipo E.

Il meccanismo lo riporto qui schematizzato.

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Nel campo delle allergie sono inserite tutte quelle reazioni definite di ipersensibilità, in cui alcune sostanze ,come si vede nella parte finale scatenano il rilascio di mediatori chimici responsabili del processo allergico come istamina, citochine, leucotrieni, prostaglandine che determinano effetti locali o sistemici quali ad esempio prurito orticaria vomito dispnea disfagia ipotensione dermatite diarrea insonnia affaticamento ecc ecc..

LE INTOLLERANZE invece sono condizioni e reazioni avverse causate da condizioni fisiologiche uniche caratteristiche dell’ospite. Si tratta dunque di reazioni assolutamente negative legate al cibo,alle bevande o a degli additivi. Cosa fondamentale è che si tratta di reazioni ritardate ma non direttamente correlate al sistema immunitario. L’intolleranza può insorgere e risultare o dall’assenza di specifiche sostanze o enzimi necessarie alla digestione di un particolare componente di un cibo (lattasi, favismo, fenilchetonuria ecc) o da reazioni chimiche che avvengono naturalmente nella digestione del cibo (ammine,salicinati,glutammato,sulfiti,coloranti,conservanti,dolcificanti,tetrazina,solventi,anidride carbonica,chiarificanti,detergenti e disinfettanti).
In linea generale il tempo che intercorre tra l’atto del mangiare e la comparsa dei sintomi dipende da molti fattori. Se il cibo viene ingurgitato occasionalmente i sintomi si manifestano da alcune ore a giorni dopo. Se invece il cibo viene consumato quotidianamente o spesso ogni reazione si somma alla precedente portando allo sviluppo di condizioni croniche. Purtroppo le intolleranze mostrano sintomi generali, non specifici e multipli. Tutto ciò rende estremamente complessa la diagnosi

La reale differenza nella definizione tra allergia e intolleranza è ancora difficile da determinare.

Per riassumere dunque:

le reazioni allergiche
• sono reazioni anticorpo-mediato, ( del tipo IgE).
• Segni clinici importanti
• Presenza di modulatori quali istamina, citochine, prostaglandine ecc..
• Analisi di laboratorio sono in grado di predire in maniera positiva o negativa l’allergia alimentare
• Non remittente né con la dieta, ne con qualsiasi terapia volta alla ricostruzione di una buona popolazione intestinale

Le intolleranze al contrario:
• Forma raramente acuta, sfumata nel tempo
• Nessuna sintomatologia certa, costante e organo specifica
• Controllabile con la dieta, previa identificazione ed eliminazione temporanea dell’alimento o della sostanza incriminata
• Possibile reintroduzione di questo dopo riequilibrio della flora batterica che faciliterà i processi di guarigione.

TEST PER ALLERGIE E INTOLLERANZE DISPONIBILI IN COMMERCIO

Preciso una cosa, prima che si scateni l’inferno. Qui mi limito a riportare solamente il numero, il nome e il concetto su cui si basa ognuno di essi. Non giudico ne la bontà del test, ne chi lo propone e ne tantomeno chi lo acquista. Questo aspetto lo lascio a voi. I soldi sono vostri e potete decidere di amministrarli come meglio credete.
Voglio solo fare una premessa fondamentale, parlando di test. Per una validazione scientifica definita “evidence base” cioè basata su una prova di efficacia, esso deve avere necessariamente due caratteristiche fondamentali, ovvero ACCURATEZZA E PRECISIONE. Deve cioè essere in grado, con la ripetizione dell’indagine diagnostica, di dare risultati sovrapponibili e ripetibili in modo assolutamente indipendente dal momento, luogo e operatore. Altre due caratteristiche sono la specificità e la sensibilità, ovvero la capacità di discriminare tra veri e falsi positivi e veri e falsi negativi.

Da ciò si evince che la finalità con cui si attua un iter di indagine di laboratorio è quella di definire in maniera più precisa possibile un nesso tra diagnosi e cura. Capiamo bene che questo risulta relativamente semplice per patologie di cui si conoscano forme, sintomi e componenti; Lo è un pò meno per quelle situazioni, vedi le intolleranze ad esempio, border line.

TEST

SKIN-PRICK E SCRATCH TEST
Sono test da reazione intradermica. Si pone una goccia della sostanza allergizzante sulla pelle bucandola con un ago. Risultati ottenibili in 15/20 minuti. La reazione va confrontata con altri due punti, uno dove è stata messa della soluzione fisiologica e l’altro con istamina. Si è positivi con un arrossamento superiore ai 3/4 mm.
PATCH TEST
Anch’esso appartenente alla famiglia dei test cutanei. SI pongono dei cerotti contenenti la sostanza da testare nella schiena. La formazione dell’eczema indica la possibilità di allergia.
RAST-ELISA-BHRT -FAST-MAST
Test effettuabili tramite prelievo ematico con lo scopo di individuare allergie mediate da IgE o IgG.
TEST CHINESIOLOGICO
Il principio attivo che si vuole testare viene fatto tenere in mano al paziente. Il soggetto dovrà effettuare uno sforzo contro una resistenza. Si avrà una caduta di forza nel caso di sostanze intollerante.
DRIA TEST
Anche in questo caso parliamo di cadute di forza. Al contrario del precedente l’allergene viene somministrato per via sub-linguale e la forza è misurata con apparecchiature che obbligano il soggetto a posizioni certe e perfettamente ripetibili. Il tutto è confrontato anche con placebo.
COCA TEST
Si basa su variazioni di frequenza e pressione arteriosa nei minuti che seguono l’ingestione della sostanza sospetta
TEST INTRADERMICO
Introduzione sottocutanea del principio attivo e osservazione nei minuti seguenti delle manifestazioni. Attenzione massima perché l’introduzione di alimenti o principi alimentari per via intradermica può scatenare forme allergiche anche letali.
VEGA TEST-MORA TEST-ELETTROAGOPUNTURA
Tramite apposite apparecchiature si va a misurare una variazione di potenziale elettrico nei pressi del punto di agopuntura. Si effettua una prima prova in assenza di allergene e una seconda prova con presenza dello stesso. In caso di positività si avranno cadute di potenziale.
ALITEST-NUTRITEST -TEST CITOTOSSICI
Test basati su prelievo ematico. Il sangue è messo a confronto con sostanze alimentari e si osservano le reazioni che i globuli bianchi avranno in presenza di quel principio attivo. Si riescono a testare dai 50 ai 200 alimenti.

METODO SEMPLICE ED ECONOMICO
“Il Gold Standard,e unico metodo affidabile,per trovare quale cibo può indurre reazioni avverse in un individuo è quello di mantenere un dettagliato ed accurato diario dei sintomi per applicare una dieta ad esclusione. La dieta deve essere mantenuta per almeno un mese, poi il cibo escluso deve essere reintrodotto (uno ad uno) con un periodo di differenza di almeno tre giorni fra un cibo e l’altro. Registrando accuratamente il tempo, la durata dei sintomi, stato di malattia, bevande ingerite ecc.. è possibile arrivare ad identificare il cibo sospetto.”

Termino qui la mia trattazione lasciandovi con un’immagine che secondo me, prende quasi tutto il marketing descritto sopra ( escluso ultimo metodo) e lo butta nel cesso.

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Fonti

“Sanis” materiale Prof Nabissi

“Alimentazione Fitness e salute” Elika editrice

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VUOI PERDERE 10 KG? CERCATI UN’ANALISTA

Il mondo dell’alimentazione vive probabilmente oggi il punto massimo del suo sviluppo, della sua popolarità e da questo fatto traggono beneficio un pò tutti quei professionisti o presunti tali che di nutrizione trattano, parlano divulgano o che, con la nutrizione operano. Il cibo crea un indotto economico stellare, e chiunque oggi non sappia cosa fare nella vita,si butta in questo campo. Perchè? Perchè è facile parlarne, è facile banalizzare ed è facile, in un campo dove si sente tutto e il contrario di tutto, non riconoscere le verità dalle bufale giganti. In altre parole oggi se sei disoccupato puoi sempre aprire un blog che parli di cibo e in un secondo diventare una star del web.

Quella che vado a scrivere è semplicemente la mia opinione su questo movimento. Nessun Professionista si deve sentir tirato in causa. Il mio pensiero conta zero e cosi dovrà essere, ma questo è il mio spazio e ne faccio ciò che voglio.

Nel mio modo di vedere il mondo della nutrizione ha senso e acquista valore solo se fortemente legato all’operato del professionista con la P maiuscola. Quali sono i campi dove questo accade realmente? Due e stop: la nutrizione clinico/patologica e la nutrizione per gli sporivi di elite. Si esatto due categorie che seppur agli antipodi, rappresentano il mucchio delle persone che effettivamente abbisogna di un operatore del settore. Capite bene che dicendo questo si va ad escludere una fetta enorme della popolazione mondiale.

Ma allora scusa per tutti gli altri? Per tutti gli altri il cibo non rappresenta un bisogno, ma un desiderio, un piacere,uno sfogo, un momento di socializzazione, un nascondiglio, un rifugio insomma tutto fuorchè un bisogno. E allora davvero mi dite che Pina per perdere 5 kg ha bisogno di un nutrizionista con i controcazzi? No ve lo dico io. No perchè sarà sempre e solo una decisione di Pina quella di voler perdere o meno questi 5 kg. Non dipenderà mai realmente e totalmente da voi. Pina avrà sempre il coltello dalla parte del manico. Pina ha bisogno di qualcuno che entri nella sua testa, che le faccia cambiare il modo di vedere il suo corpo, Pina ha bisogno di qualcuno che le faccia capire cosa rappresenta per lei il cibo e perchè questa ricerca compulsiva di felicità attraverso “cibo buono”. Pina ha bisogno di qualcuno che semplicemente la sproni a scollarsi da quel divano, le butti via quelle schifezze che ha nella credenza e la porti anche solo a camminare tutti i giorni. Pina da 0 passerà a fare 1 e quei 5 kg se ne andranno cosi di colpo. Perchè Pina è sana come un pesce, è solo pigra, svogliata e assolutamente non preoccupata della sua salute perchè infondo sta bene. E come Pina, milioni di altri individui si comportano cosi perchè seppur il loro obiettivo di perdere la pancetta è forte, l’invito all’aperitivo, alla festa, al ristorante sarà sempre piu forte. E questo è sacrosanto per carità, ma è per ciò che non serve un buon nutrizionista.

Nel mondo della nutrizione patologica non è cosi. O meglio un buon Professionista serve e ha senso perchè c’è un male da curare di mezzo. E il paziente lo sa, sa di star male e sa di voler guarire e farà di tutto per star meglio.

Nel mondo della nutrizione dello sport è la stessa cosa. L’atleta vuole vincere e arrivare primo e lo sa che se non soddisfa i suoi bisogni organici non vincerà la competizione.

Qui, si può fare realmente la differenza perchè semplicemente il cibo passa da essere un piacere ad un bisogno fisiologico dell’organismo Per guarire o vincere.

Attenzione non dico che gli altri non debbano seguire un protocollo dietetico, ma semplicemente dico che non si può limitare il discorso al solo bilanciamento delle calorie, perchè paradosalmente messa in questi termini negli individui normali, come me per esempio, è terribilmente più complesso articolato, pieno di insidie e sfaccettature.

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IL CROMO E IL SUO RUOLO NELL’OMEOSTASI GLICEMICA

Il Cromo è un metallo comune in natura di colore grigiastro la cui accettazione internazionale come nutriente essenziale è ancora oggi motivo di dibattito per alcuni (1). Il Cromo può esistere in diverse forme chimiche tra le quali quella che da sempre è motivo di interesse è la Cr(III), quella biologicamente più attiva. La presenza di questo elemento nel cibo, cosi come la sua supplementazione ad alti dosaggi non presentano problemi di tossicità (2). Altre forme chimiche del Cromo invece come il Cr(VI) derivanti da prodotti della lavorazione industriale hanno mostrato forti attività cancerogene.

L’interesse per questo elemento da sempre si rifà ad un suo possibile ruolo nel migliorare la tolleranza al glucosio e la risposta insulinica specie in paziente affetti da diabete mellito di tipo 1 e 2. Un famoso studio pioneristico del 1959 (3)riporta proprio per il Cromo un effetto biologico denominato GTF ovvero glucose tolerance factor. Nel corso degli anni questa terminologia si è vista non essere del tutto corretta e recentemente si è compreso invece che il Cr svolge delle azioni biologiche legate al funzionamento dell’ormone insulina. In particolare si pensa che il legame del Cr al recettore per l’insulina stimolerebbe l’attività tirosin-chinasica dando vita agli effetti dell’ormone stesso.

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Da dire inoltre c’è che il Cr(III) è assorbito in scarsa quantità a livello intestinale e che esso (l’assorbimento) è migliore quando il carboidrato alimentare presente è l’amido piuttosto che glucosio ,saccarosio o fruttosio.

Ad oggi la letteratura scientifica si pone con un certo grado di scetticismo circa l’utilizzo del Cromo come supplemento nei soggetti diabetici o con diminuita tolleranza al glucosio.  Questo studio (4) del 2015 conclude dicendo che la supplementazione di Cr con del lievito di birra potrebbe avere effetti marginali nell’abbassare i livelli di glucosio a digiuno nei pazienti con diabete di tipo 2 se comparati con un placebo mentre non mostra alcun vantaggio ad esempio sui livelli di emoglobina glicata. Questa review del 2014 (5) mostra come ci sia del razionale circa la supplementazione di Cr nel controllo glicemico in pazienti diabetici, in modo particolare con la forma picolinata del Cromo a dosaggi superiori i 200 microgrammi al giorno, senza evidenze di effetti avversi se confrontati con un placebo. Lo studio mostra anche un miglioramento del profilo lipidico ( trigliceridi e HDL)

Di contro però questa review del 2013 (6) conclude con l’assenza di effetti positivi circa l’utilizzo del Cr per ciò che riguarda emoglobina glicata, BMI (indice di massa corporea) e profilo lipidico (colesterolo totale- HDL-LDL-trigliceridi e VLDL-C), cosi come questo studio del 2011 (7) che afferma come non ci siano apparenti miglioramenti nell’insulino resistenza o nel metabolismo del glucosio in pazienti a rischio di diabete di tipo 2 con una supplementazione di cromo. In ultimo questo studio del 2005 (8) pubblicato sull’American Diabetes  Association che riporta alcun vantaggio derivante dall’utilizzo di Cromo nel miglioramento della tolleranza al Glucosio, sensibilità all’insulina e profilo lipidico.

 

Come si nota, gli studi seppur presenti sono come sempre contradditori. Ad oggi riassumendo ciò che rimane certo è il ruolo biochimico del Cromo nel meccanismo di funzionamento dell’insulina anche se i dati sugli effetti biologici e i bisogni di tale elemento sono molto scarsi.

 

 

 

FONTI:

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23095360
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12126463
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14444068/
  4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25971249
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24635480
  6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23683609
  7. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20634174
  8. http://care.diabetesjournals.org/content/28/3/712.long
  9. “Le basi molecolari della nutrizione” Arienti
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MA ESISTE UN LIMITE MASSIMO PER LE FIBRE ALIMENTARI?

Non voglio parlarvi della fibra alimentare, delle sue fantastiche e infinite proprietà o al contrario delle problematiche associate ad una sua drastica riduzione nella dieta quotidiana. No,sono cose che sappiamo, che conosciamo o dovremmo (si spera) conoscere. Vorrei darvi i miei due cents sull’apporto di fibra quotidiano.

Oggi nel mondo sempre più persone soffrono di patologie correlate all’intestino ( IBD-IBS). Questo si deve al fatto che le diete del mondo occidentale portano sulla tavola cibi sempre più comodi, appetitosi, raffinati lavorati industriali e quindi POVERI. Poveri di cosa? Poveri di tutto! Davvero di tutto, minerali vitamine, proteine, grassi buoni, glucidi buoni ecc.. Praticamente sono la fiera degli zuccheri, grassi trans, addensanti conservanti coloranti ecc ecc.. Il nostro microbiota….. non sapete cos’è il microbiota???? vabbè..tutta la schiera di microorganismi che vive nelle vostre panze…. ne risulta fortmente condizionato in negativo.

Ma anche queste cose le sappiamo.

Di contro si assiste alla sempre più dilagante ascesa dei vegetariani o vegani.

Ma in generale sempre più persone si approcciano al mondo del bio, che poi è strettamente legato al concetto di Naturale ( fate caso ai colori dei negozi Bio o al packaging dei prodotti bio. Che colori notate? Verde, marrone chiaro,beige… 😉 richiamo alla natura) al concetto di integrale, di poca lavorazione, proprio per ristabilire l’intima connessione tra uomo e ambiente, uomo e Natura.

Ma dove vuoi arrivare? In realtà da nessuna parte, ma semplicemente si nota come sempre che lo schieramento sia diviso in 2 fazioni principali: chi la fibra la assume addirittura sotto le quantità minime consigliate e chi invece va ben oltre e nemmeno di poco.

Bhe, la domanda è…se per certo un intake basso di fibre giornaliero in cronico porta disturbi e pericoli di vario genere…che cosa possiamo affermare su un intake molto alto?? Gli studi da me controllati dicono poco riguardo al limite massimo di fibre che la persona dovrebbe assumere giornalmente. Una cosa però sembra mettere tutti d’accordo. L’intake va gradualmente aumentato! Specie in quei soggetti che di punto in bianco hanno deciso di passare a regimi vegan o vegetariani che di colpo si trovano ad assumere 50-60-70 gr di fibre al giorno! Che cosa ci aspettiamo che succeda? Costipazione, gas,flautolenze e in generale disordine intestinale. Bhe è normale che sia cosi.

Se passate dall’essere onnivori,ad alimentarvi solo di granaglie,legumi,frutta secca,fresca e verdure è inevitabile che la vostra quantità di fibre giornaliera aumenti. E in molti sperimentano infatti le problematiche di cui sopra. Il mio consiglio qual è? Se con frutta e verdura avete raggiunto già un buon quantitativo di fibre, diciamo intorno ai 25-30-35 gr al giorno non cercate cosi forzatamente cibi integrali..pane integrale,pasta integrale,farine integrali arricchite in fibra. O meglio magari fatelo ma aumentando l’apporto totale di fibre giornaliero ogni 6-8 settimane lasciando cosi al corpo il tempo di adattarsi. E sicuramente accompagnate questa pratica aumentando anche l’apporto di acqua! Io per esempio non ho alcun problema a tollerare anche 50 gr di fibre totali ( solubili e insolubili ) al giorno, ma io sono anni che assumi quantitativi sempre maggiori di tale nutriente e gli effetti negativi che noto sul mio intestino sono praticamente nulli. C’è di contro chi già con 30 gr inizialmente puà avere sintomi non piacevoli. Che fare allora? Assecondare il corpo sicuramente, pur rimanendo entro limiti fisiologici e sicuri e in caso provare piano piano a spostare verso l’alto l’asticella.

Ma con tanta fibra non rischio di perdermi per strada anche materiali preziosi? Non tutti gli studi sono concordi con questa affermazione in realtà! :)

Certo però che se siete atleti che come obiettivo hanno quello di prendere del peso ( e magari faticano anche per natura ad aumentare i kg sulla bilancia) io terrei il limite di fibre verso il basso piuttosto che verso l’alto.

Per ovvi motivi 😉

3D Protein Food Crossword on white background

HO UN PROBLEMA: SI CHIAMA “MANIA DEL CIBO PROTEICO”

Quando ho pensato al sito ho pensato ad un posto dove poter dar sfogo ai miei pensieri in modo puro,libero e incondizionato. Non un sfogo a caso di cose senza senso ci mancherebbe, so bene qual è il ruolo che la mia professione mi impone, ma l’obiettivo che mi sono posto inizialmente è stato quello di arrivare alla gente, di entrare nella testa della gente, capire le loro paure i loro dubbi le loro perplessità le loro convinzioni che non portano da nessuna parte, prenderle e in maniera semplice destrutturarle per poi ristrutturare.

Se ci sto riuscendo non lo so, ma continuerò a farlo perchè mi piace pensare che possa essere utile,anche ad uno solo dei miei lettori.

Ciò che sto per dirvi voglio che vi porti come sempre ad una riflessione, inizialmente e che dia il la ad un approfondimento ulteriore. Ci tengo a dire e lo ribadirò poi che non è una diagnosi ne ho idea se esisita o meno un qualche studio che confermi la mia tesi. E’ un pensiero e oggi mi ha dato sempre ragione e come tale ve lo espongo!

 

Credo che ormai tutti, ( si ho fatto outing) conosciate il mio passato da anoressico e poi bulimico e,anche se non ve ne frega nulla, questa è la premessa fondamentale per dirvi che certe cose ti segnano e ti permettono di indossare un paio di occhiali magici tipo quelli bionici dei biker mice ( cartone della mia infanzia con dei topo robotici fantastico) che permettono di scrutare all’interno delle persone e vedere per prime,le cose che voi volete nascondere, a me e a voi stessi. Non sono un mago, sono semplicemente uno che si è dovuto spogliare più volte dei suoi abiti, fatti di paure e bugie e che oggi non ha problemi a mostrare natiche costruite a suon di verità.

 

Sapete come riconosco in fase iniziale una donna o un uomo che inizia ad avere un disturbo nella percezione del corpo e del cibo con seguenti attenzioni maniacali per tutto ciò che riguarda il suo fitness e il suo “benessere”?

In fase di anamnesi quando una persona si rivela particolarmente attenta all’assunzione di proteine durante la sua giornata!

Ovvio non sto parlando di sportivi, BB o professionisti che sanno quello che fanno, ma prendiamo una ragazza 18enne che un bel giorno decide di cambiare rotta. Vuole vedersi e sentirsi meglio. Si segna in palestra, timidamente, si fa seguire, migliora, decide anche di cambaire da sola le proprie abitudini alimentari per massimizzare i risultati.

Ecco , questo è il momento piu delicato. LE PROTEINE NON DEVONO MANCARE MAI. Gente di 50 kg che mangia 80 gr di bresaola per merenda, uno yogurt greco al pomeriggio, uno prima di andare a letto perchè senza le caseine catabolizzo, 200 gr di pollo a pranzo e 350 di merluzzo a cena. Poi se proprio non mi fa schifo anche 300 gr di albume la mattina cotto cosi in padella. L’importante è che le proteine ci siano.

 

L’associazione è antica. PROTEINE=MUSCOLO—> MUSCOLO= ASSOCIAZIONE VISIVA A CORPO MAGRO—> POCO GRASSO= IN FORMA!!!

WOWOOWOWWOWOWOOW!!! FIGO!!!!

Quando una persona è diventata schiava del suo obiettivo, quello di piacersi, inizia a controllare ogni cibo che ingerisce prediligendo di gran lunga quelli fortemente proteici.

Se vi capita di essere cosi, leggendo queste righe, provata a guardarvi dentro, e chiedetevi se cosi è o non è, chiedetivi se anche voi siete schiavi della vostra forma fisica, delle plice di grasso inesisitente sul vostro addome, se la paura di un pasto senza proteine vi getta in un burrone alto 30 metri dal quale non ci si riprende se non prima del prossimo pasto dove recupererò anche le proteine perse in quello prima, se ogni giorno quando penso ai miei pasti per prima cosa penso alle fonti da cui reperire proteine e poi se capita penso anche al resto.

La convinzione proteine= corpo magro vi ha fregati.

Ora non resta che ammetterlo, e decidere di cambiare.

 

P.S. tengo a precisare che quanto scritto non è assolutamente una diagnosi medica di patologia di disturbo del comportamento alimentare per la quale ci sono criteri diagnostici ben precisi e ben più ferrei, ma la semplice osservazione del comportamento del genere umano con il quale io vengo in contatto quotidianamente.

Tyumen, Russia - May 28, 2011: European Women Bodybuilding, Fitness, Bodyfitness, Bikini and Men Fitness Championships. Prejudging - Morning session. Back view

TONIFICARE O AUMENTARE LA MASSA MUSCOLARE? IL DILEMMA DELLA DONNA IN PALESTRA

Queste righe le scrivo come se questa pagina fosse il mio “diario del cuore” ( per i più giovani si tratta di un diario con lucchetto in voga negli anni 90 dove le ragazzine scrivevano i segreti più inconfessabili).

 

Caro diario

perchè ancora in palestra vedo e sento donne e ragazze che parlano di voler tonificare ma si spaventano alla parola MASSA MUSCOLARE? Perchè ho la sensazione che non sappiano di cosa stanno parlando? Perchè queste due parole che per me sono come dire la macchina e l’automobile, per il 90% del gentil sesso sono come diavolo e acqua santa? Cosa c’è che non va? Come posso spiegarglielo??? Come posso farglielo capire??

Ci provo.

Torno serio.

In ambito fitness o comunque nel mondo che gira intorno al movimento io divido quelli che parlano di TONIFICAZIONE e quelli che parlano di MASSA MUSCOLARE. Ovvero come tutti divido le donne dagli uomini.

Semplice no?

Ma cos’è la TONIFICAZIONE? Devo trovarvi un sinonimo? IPERTROFIA!

wowowowowowowowowowoowowowowowowowowwoowow!!!!!! Aiutoooooooo!!! Già la sento la voce che urla ” ma io non voglio aumentare la massa, mica voglio diventare un uomo, io ho le cosce che diventano subito enormi se le alleno una volta con la leg extension con 4 kg! NO NO non fa per me!! ”

1…2….3….4….5…respiro per non divenire blasfemo.

Sono sinonimi si, anzi in ambito scientifico si parla sempre di ipertrofia, perchè la tonificazione non esiste nell’accezione che volete donargli voi.

Dico anche un’altra semplice cosa a queste signorine. Siete costantemente a 1200 kcal al giorno, vi allenate come pazze 5 gg la settimana, bevete diuretici e intrugli vari come se dovesse spurgarvi dalla peggior malattia esisitente al mondo e pretendete che il vostro corpo abbia energie per TONIFICARE?? E quali? E come?

Il primo principio della termodinamica afferma che l’energia non si crea ne si distrugge, ma si trasforma! Quindi io posso prendere energia dai nutrienti e trasformarla in energia per costruire muscolo. Ma non posso NON prendere energia dai nutrienti e dal nulla costruire muscolo. Per innescare un processo di crescita devo fari si come prima cosa che il mio corpo si trovi in uno stato ANABOLICO (di sintesi). Come? Semplificando molto dico, assumendo più calorie di quelle che consumo! Se siete perennemente a 1200 Kcal al dì conteggiando anche i respiri che fate in 24 ore sarete sempre in costante CATABOLISMO FINO A QUANDO IL VOSTRO METABOLISMO NON ARRIVA AI LIVELLI DA DEPORTATO!

Se non fornite al vostro corpo le energie per la crescita esso non crescerà mai! Spenderà quelle 1200 Kcal prima cosa per i processi vitali per poi pensare al vostro ego! Funziona sempre cosi! Per il corpo l’aumento della massa muscolare è un processo “dannoso” e “inutile” ( lo scrivo tra ” ” sperando ne comprendiate il senso). I muscoli consumano energie e tenere li un tessuto cosi metabolicamente attivo per il corpo è uno spreco tanto che appena smettete di fornirgli lo stimolo esterno, la massa muscolare cala. Il grasso? no! Non costa fatica tenerlo li, è un serbatoio quasi infinito, praticamente un parco giochi! E voi davvero pensate che in quelle 1200 kcal ci sia spazio per i vostri glutei? Per i vostri tricipiti a tendina?

Mangiate di più, mangiate meglio, allenatevi non di più ma con la testa, buttate via i timori di aumentare di peso e di massa muscolare….

LA COSA PEGGIORE CHE VI POSSA CAPITARE E’ …….DIVENTARE DELLE GNOCCHE!

 

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STRESS OSSIDATIVO, RADICALI LIBERI E ANTIOSSIDANTI

Con la comparsa dell’ossigeno atmosferico sulla terra, diversi organismi hanno sviluppato meccanismi in grado di utilizzare questo gas per i processi metabolici. I radicali liberi dell’ossigeno, definiti ROS (specie reattive dell’ossigeno) sono molecole dotate di enorme instabilità e reattività con le altre molecole allo scopo di raggiungere un livello di equilibrio maggiore. Questo causa una reazione a catena visto che a loro volta, le molecole che reagiscono con i radicali liberi diventano instabili. Tale serie di reazioni può durare da frazioni di secondo ad alcune ore e può essere ridimensionata o arrestata solo dalla presenza degli antiossidanti. La formazione di radicali liberi è da considerarsi un processo fisiologico e un organismo sano è adeguatamente attrezzato per contrastarli mediante un sistema anti-radicali endogeno.

Le specie reattive dell’ossigeno sono suddivisibili in due categorie principali:

i radicali liberi, come il superossido (O2•) e il radicale ossidrilico (OH.·), e molecole non radicali, come il perossido d’idrogeno (H2O2).

Anione superossido O2-•

 Pur essendo un radicale libero la molecola non possiede un’elevata reattività in quanto non è in grado di attraversare la membrana mitocondriale, perché bloccato dalla carica negativa. La sua formazione avviene spontaneamente soprattutto nell’ambiente ricco di ossigeno in prossimità della membrana interna del mitocondrio. Due molecole di anione superossido reagiscono rapidamente a dare perossido di idrogeno e 2 ossigeni molecolare

Perossido di idrogeno H2O2

Pur non essendo particolarmente reattiva, riveste un ruolo importante per la sua capacità di penetrare velocemente attraverso le membrane biologiche e riveste un ruolo fondamentale come intermedio di reazione nella sintesi di ROS altamente reattivi, soprattutto il radicale idrossilico.

 Radicale ossidrile OH –

 La sua estrema reattività verso le biomolecole e la mancanza di meccanismi di inattivazione endogena lo rendono la specie reattiva dell’ossigeno in grado di generare i maggiori danni nelle macromolecole cellulari: proteine, acidi nucleici e soprattutto gli acidi grassi poliinsaturi dei fosfolipidi di membrana.

I mitocondri, sono considerati la maggiore fonte di produzione cellulare di ROS: si stima che il 2% di ossigeno consumato reagisce con elettroni che sfuggono dalla catena respiratoria producendo ione superossido, successivamente convertito in perossido d’idrogeno. Un eccesso di ROS causa uno stress ossidativo che porta all’attivazione dei molti sistemi antiossidanti cellulari (es. superossido dismutasi, catalasi, il sistema del glutatione, tioredossina) al fine di evitare il danneggiamento del DNA, delle proteine e dei lipidi. Elevati livelli di ROS sono potenzialmente tossici per la cellula, poiché possono provocare danni molecolari irreversibili, quali l’ossidazione di polifenoli, catecolammine e tioli, l’inattivazione di enzimi, l’ossidazione di proteine, DNA e lipidi di membrana. Tali alterazioni sono spesso alla base di stati patologici come la senescenza, l’aterosclerosi, la neurodegenerazione, il diabete, l’ischemia ed il cancro. Negli ultimi anni si è scoperto che le ROS hanno anche un ruolo fisiologico all’interno della cellula attivando proteine come i recettori tirosin-chinasici, le MAP chinasi, fattori di trascrizione. Classicamente i ROS vengono considerati infatti molecole in grado di scatenare processi di morte cellulare,tuttavia, negli ultimi anni, è emerso che i ROS, quando prodotti a basse concentrazioni, possono fungere da mediatori o da secondi messaggeri. I ROS possono infatti comunicare, se non addirittura far parte, di percorsi di trasduzione del segnale conosciuti e ben definiti. Tutto ciò potrebbe suggerire un ruolo di effettori diretti per i ROS, per cui le interazioni con determinate “proteine bersaglio redox-sensibili” si traducono in alterazioni della struttura e della funzione. Un esempio è rappresentato dal fattore tumorale p53 capace di indurre apoptosi in seguito a stress cellulare. E’stato dimostrato che il p53 è un fattore trascrizionale la cui attività e’ regolata dall’ambiente ossido-reduttivo intracellulare mediante modificazione dello stato redox di specifiche cisteine.

Il sistema nervoso centrale è caratterizzato da un continuo flusso di ROS generato durante le reazioni neurochimiche, inoltre, è altamente aerobico, contiene un alto livello di substrati facilmente ossidabili (lipidi polinsaturi delle membrane cellulari)  e possiede bassi livelli di difese antiossidanti, pertanto la sopravvivenza delle cellule nervose è associata ad un delicato equilibrio fra produzione di specie ossidanti e difesa antiossidante. Quando sopraggiunge uno stress ossidativo importante possiamo assistere alla neurodegenerazione tipica di  diverse malattie come l’AIDS, la malattia di Huntington, la malattia di Parkinson, l’Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Inoltre, oltre ai ROS, il sistema nervoso centrale è a rischio ossidativo da parte dell’ossido nitrico (NO) che nel sistema nervoso svolge il ruolo di neurotrasmettitore, ma a causa della sua natura radicalica può dare origine a specie altamente ossidanti: le specie reattive dell’ossido nitrico (RNS).

Studi più recenti hanno mostrato che le cellule tumorali hanno un livello di ROS più elevato rispetto alle cellule normali, associato alla stimolazione oncogenica, ad alterazioni dell’attività metabolica e a malfunzionamento del mitocondrio. Le conseguenze dell’aumentato stress ossidativo tumorale sono la stimolazione della proliferazione cellulare, l’incremento delle mutazioni e dell’instabilità genetica e l’alterazione della sensibilità cellulare ad agenti anti-tumorali. I mitocondri quindi sono da una parte i maggiori produttori di radicali liberi e dall’altra sono il principale bersaglio dei loro effetti dannosi. I radicali liberi si formano nelle cellule sia in seguito alle loro reazioni metaboliche sia in seguito a stimoli esterni (radiazioni ionizzanti, elevata tensione di ossigeno, sostanze chimiche, farmaci, fumo, stress di vario genere). La maggior parte delle patologie e l’invecchiamento degli esseri viventi quindi sono causati da processi chimici ossidativi, dovuti ad una eccessiva produzione di radicali liberi.

 In condizioni normali il potenziale tossico dei radicali liberi è fortunatamente neutralizzato da un complesso sistema di fattori antiossidanti che rappresenta il meccanismo fisiologico di difesa: il rapporto tra fattori ossidanti e difese antiossidanti rappresenta il cosiddetto “bilancio ossidativo”. Lo stress ossidativo è quindi l’espressione di un danno che si verifica quando i fattori pro-ossidanti (farmaci, sostanze tossiche, radiazioni, stati infiammatori, attività fisica esacerbata, etc.) superano le difese antiossidanti endogene (enzimi come la SOD, il coenzima Q10, la catalasi, la perossidasi, etc.) ed esogene (antiossidanti presenti negli alimenti). Si può incorrere in stress ossidativo sia in condizioni normali di salute sia negli stati patologici. Nell’ambito dei danni cellulari causati dalle specie reattive dell’ossigeno, quello al DNA è potenzialmente il più pericoloso poiché tali alterazioni sono spesso associate a mutazioni genetiche ed allo sviluppo di cancro. E’ emerso inoltre un legame sempre più evidente tra alterazioni al DNA ROS-mediate ed il processo di invecchiamento, la patogenesi del diabete mellito e di alcune malattie a carico del fegato e ad eziologia infiammatoria. Anche le proteine sono un bersaglio per i radicali liberi, i cui danni possono essere distinti in reversibili ed irreversibili. L’ossidazione delle proteine sembra essere inoltre responsabile, almeno in parte, di patologie quali l’aterosclerosi, il danno da ischemia-riperfusione e l’invecchiamento. I lipidi sono importanti per la loro presenza nelle membrane che circondano ogni cellula. L’azione ossidativa a carico dei lipidi procede con un meccanismo radicalico a catena definito lipoperossidazione. I principali bersagli di questo fenomeno sono gli acidi grassi poliinsaturi, che sono presenti in elevate concentrazioni nei fosfolipidi delle membrane cellulari.Gli organismi hanno evoluto un sistema di difesa antiossidante costituito sia da componenti enzimatiche sia da molecole non enzimatiche. Gli antiossidanti sono elementi indispensabili per la protezione delle molecole e dei sistemi biologici dall’insulto derivante dalle specie reattive dell’ossigeno (ROS). Sono infatti in grado di inibire o ritardare l’ossidazione del substrato, fornendo ai radicali gli elettroni di cui sono privi.La difesa antiossidante enzimatica è composta da proteine in grado di rimuovere con un’elevata efficienza catalitica i ROS: la superossido dismutasi (SOD), la catalasi (CAT) e la glutatione perossidasi (GPx). Gli antiossidanti “non enzimatici” comprendono varie molecole a basso peso molecolare (“scavenger“) come ascorbato ( Vit C), vitamina E, carotenoidi, glutatione ridotto (GSH) e metallotioneina (MT).I principali sistemi antiossidanti non enzimatici sono costituiti dalla vitamina C, dalla vitamina E e dal glutatione. La vitamina C (acido ascorbico) agisce da antiossidante, esercitando un’azione protettiva nei confronti del radicale superossido, dell’idrossi radicale, dell’ossigeno singoletto e del perossi radicale. La vitamina E è costituita da un complesso di tocoferoli e tocotrienoli (α-, β-, γ- e δ-tocoferolo e α-, β-, γ- e δ-tocotrienolo). In natura la forma più abbondante e di maggiore attività è chiamata α-tocoferolo. Si tratta di un potente antiossidante biologico legato alla membrana cellulare la cui principale funzione è quella di protezione nei confronti del processo di perossidazione lipidica.

Questa breve panoramica sul mondo dei radicali liberi, ci fa capire come sempre che ogni reazione che avviene nel nostro corpo avviene non per distruggerci ma perché ha un ruolo fisiologico ben documentato. Siamo noi con il nostro stile di vita ad esasperare questi meccanismi che il più delle volte ci si ritorcono contro.

finta-pizza

PIZZA SENZA PECCATO

INGREDIENTI:

  • 1 cavolfiore
  • 100gr di mandorle tritate
  • 2 cucchiai di origano secco
  • sale e pepe quanto basta
  • 50gr di semi di chia
  • 1 tazza di acqua

PROCEDIMENTO:

Mescolare i semi di chia con la tazza di acqua e mettere in frigo per 20 minuti . Lavare il cavolfiore, e frullalo fino ad avere una consistenza di tutti piccoli pezzettini tipo il riso.In una grande ciotola versa il cavolfiore e aggiungi le mandorle tritate, origano, sale e pepe. Fai un buco al centro e aggiungei i semi di chia con l’acqua. Mescola gli ingredienti a mano finché non ha una consistenza omogenea e forma una palla. Metti la palla su una teglia da forno e formare una focaccia appiattendola con le mani. Fai una piega sul bordo per farlo un pò più spesso e cuoci per circa 25 minuti fino a quando non arriva ad essere dorata in forno a 200 Gradi . Puoi mettere il condimento preferito come ad esempio pomodoro, basilico, insalata, carote grattugiate!

tartufini

TARTUFINI PROTEICI YOGURT GRECO E CACAO

INGREDIENTI:
  • 3 cucchiai di cacao amaro
  • 20 g di proteine al Cacao,Cioccolato o al caffè
  • 80 grammi di yogurt greco 0%
  • Dolcificante a piacere (possibilmente stevia o truvia,oppure zucchero di canna int.)
PROCEDIMENTO:
Mescolare tutti gli ingredienti, formare delle palline , rotolarle nel cacao che avete tenuto da parte e lasciarli riposare in frigo per mezz’ora.